Il bacino del Mediterraneo è un melting pot di culture, in primo luogo culture gastronomiche

Un piatto in ogni porto: la cucina transmediterranea

Nel corso del mese di luglio si celebrano due giornate internazionali a cui ci sentiamo legati da un invisibile filo rosso.
Una, la Giornata Mondiale dell’Amicizia, per un motivo semplice: il cibo è amicizia! E l’aspetto più intimo e conviviale del mangiare insieme è un valore particolarmente caro a noi Italiani.

L’altra occasione è la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo, proclamata per porre attenzione sulla salute del nostro mare, sulle attività che ad esso sono legate, ma non solo. Perché il Mediterraneo non è, e non è mai stato, solo acqua salata: il Mediterraneo è un legame.

Lo sapevano i Romani che lo chiamavano Mare Nostrum, lo sapevano gli antichi Greci che si sentivano insieme ai popoli contemporanei come “rane intorno a uno stagno”; da sempre il nostro mare accomuna le persone che vivono sulle sue sponde con radici profonde, che a volte affiorano proprio fra pentole e padelle.

E’ vero, le tradizioni gastronomiche sono tante e articolate, e parlare di una generica “cucina mediterranea” è una semplificazione; un’illusione ottica che funziona solo quando la si osserva da lontano (come nel caso di Ancel Keys, biologo e fisiologo statunitense che per primo portò i pregi della “dieta mediterranea” all’attenzione del mondo scientifico).



Eppure è innegabile che le tradizioni gastronomiche dei Paesi del Mediterraneo si strizzano l’occhio da una riva all’altra, condividendo profumi, riti e sapori. 
Per cominciare, abbiamo in comune moltissimi ingredienti: a partire dagli atavici olio, grano e vino ai quali nel tempo si sono aggiunti spezie, frutti come gli agrumi e naturalmente ortaggi come il pomodoro.

Alcuni piatti poi sono veri e propri ambasciatori del gusto. Il più iconico forse è il cous cous - anzi, cuscusu, come si dice a Trapani, o cascà come lo chiamano a Carloforte, in Sardegna.
Semplice ma raffinato nel suo sposarsi agli ingredienti più diversi: verdure, uvetta e zafferano, agnello in Marocco, pesce in Sicilia. Qui questa pietanza è così radicata che ogni anno a San Vito Lo Capo si tiene il Cous Cous Fest; dal 1997 il festival celebra il “piatto della pace” con degustazioni, musica e spettacoli.

Ma il cous cous è soltanto il più famoso dei piatti “transmediterranei”: anche la paella può essere gustata sia sulle tavole di Valencia che su quelle di Alghero - sebbene la “paella algherese” sia stata creata solo nel 2003, per celebrare i 900 anni della fondazione della città da parte dei coloni catalani.
Ben più antica è invece la fortuna del “flat bread”, il pane non lievitato, come sono la piadina romagnola e la pita greca, a sua volta cugina del doner kebab turco. 

Il Mediterraneo, fra le sue tante generose anime, è anche un mare di gusto.

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