La grande cucina piemontese

È una cucina nata nei campi e nei boschi, negli orti e nei frutteti, nei pascoli, nelle risaie e nei vigneti... che ancora oggi mostra un profondo legame con le tradizioni, la terra e l’alternarsi delle stagioni.

Bagna cauda, panissa, finanziera sono i piatti celebri della tradizione contadina. Accanto a queste pietanze, “povere” non certo di sapore, sfilano una serie di portate sontuose della tradizione nobile dei Savoia, come il bollito, il fritto misto e il cioccolato.

La bagna cauda o caoda non è una semplice pietanza, ma il simbolo della cultura conviviale del Piemonte, entrata tra i beni immateriali da tutelare del Patrimonio dell’Umanità Unesco. Si prepara con aglio, olio e acciughe e si usa come intingolo per le verdure.
La panissa piemontese è un piatto antico a base di riso, cipolla, fagioli, salame della Duja o salsiccia e vino rosso. La finanziera nasce invece dal riuso delle carni di polli, vitelli e creste di gallo, bollite e poi saltate con cipolla, funghi e rosmarino, sfumate con Marsala e una spruzzata di aceto.

Fra i piatti icona rientrano anche gli antipasti: “Buon Appetito” con verdure cotte in salsa di pomodoro, vitello tonnato, insalata di carne cruda, lingua in salsa verde o rossa, tomini e acciughe al verde o “elettrici” con salsa al pomodoro piccante, e tartrà su salsa alle erbe aromatiche.
Se gli antipasti non hanno saziato il vostro appetito, niente paura, arrivano i primi!

Agnolottini del plin, ravioli di pasta all’uovo ripieni di carni e verdure, tajarin o tagliolini al sugo d’arrosto, gnocchi con la toma e polenta concia con merluzzo e fagioli. In tutta la regione potrete ovviamente gustare ottimi risotti. Arborio, Baldo, Carnaroli, Sant’Andrea e Vialone Nano… Le varietà coltivate sono tante ed eccellenti, oltre alla cucina caratterizzano il paesaggio, soprattutto tra Vercelli e Novara, dove si concentra il 50% della produzione italiana.

La festa della tavola continua con secondi davvero appetitosi. I più celebri sono arrosto, bollito e brasato, seguiti da fritto misto, carpione di carne, pesce e verdure, caponet o capunèt, involtini di cavolo verza ripieni di carne molto sfiziosi. I piatti sono serviti con contorni importanti. Oltre alle verdure di stagione, con cui si prepara la classica giardiniera piemontese, si fa largo uso anche di erbe spontanee come borragine, malva, ortica, salvia e tarassaco.

La regione è famosa a livello mondiale per la produzione vinicola, che conta ben 16 DOCG e 42 DOC.
Il Nebbiolo è il vitigno autoctono per antonomasia ed esprime al massimo le sue qualità nel Barolo, un rosso importante che ben si accompagna ai sapori piemontesi. Dalle uve di Nebbiolo si produce un altro vino eccellente ma meno corposo, il Barbaresco. Celeberrimi i vini delle Langhe, Barbera, Dolcetto, Nebbiolo e Ruché, e i vini del Monferrato, Cortese, Grignolino, Malvasia a bacca nera e Moscato Bianco. E poi ancora Arneis, Croatina, Erbaluce bianco, Bonarda, Dolcetto e Freisa.

Fra le tradizioni contadine ormai perdute, ce n’è una particolarmente gustosa, la “merenda sinoira”.
Più che un aperitivo, un vero banchetto a base di acciughe o lingua in salsa verde o rossa, tonno, olive e uova sode, insalate e frittate di fiori di zucca e zucchine, salumi e verdure crude in pinzimonio o in carpione, formaggi freschi e stagionati, caprini, tome e tomini con salsa verde o al pepe. Si consumava prima di cena - più o meno all’ora del tè - per dare ristoro ed energia ai contadini, prima di terminare i lavori nei campi o nelle stalle.

Come souvenir dal Piemonte, consigliamo uno dei tanti formaggi DOP, Bra, Castelmagno, Raschera, Toma Piemontese e Robiola di Roccaverano, un costoso quanto eccellente Tartufo Bianco d’Alba e qualche dolcetto tipico: amaretti, bonèt, pesche al vino, torta di nocciole e monferrina di zucca e mele.

Pronti a gustare la grande cucina piemontese?


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